Quando ho alzato la testa...
Inizia così la poesia di un poeta armeno che racconta la paura e la speranza di un profugo.
Quando penso alla nostra professione, vivo talvolta sentimenti simili.
La paura che in Italia la psicologia resti figlia di un dio minore, la speranza che le nostre risorse, la passione e l'intelligenza con cui esercitiamo il lavoro che abbiamo scelto possano evitare alla psicologia un ruolo marginale nello sviluppo sociale del nostro Paese.
Purtroppo quanto accaduto nella nostra categoria in questi ultimi tempi ha creato in me disagio e preoccupazione: scontri e conflitti, a volte così radicali da generare distorsioni e prevaricazioni. Tutto questo rivolto al nostro interno, in una lotta che ricorda quella dei dinosauri all'alba dell'ultimo giorno.
L'Enpap è l'unica istituzione degli psicologi che si colloca a cavallo tra la nostra professione e le altre professioni italiane. Quanto accade all'Enpap è sotto i riflettori della politica e degli altri Enti di previdenza. Attraverso l'Enpap gli altri ci giudicano e determinano quanto possiamo contare e, quindi, che ruolo possiamo assumere.
Continuare ad alimentare un conflitto radicale, continuare a dare di noi l'immagine di divisione e scontro interno, mina la nostra credibilità di professionisti e ci fa apparire, appunto, dei dinosauri in estinzione.
Abbiamo un patrimonio a cui attingere per invertire questa rotta. Un patrimonio fatto di conoscenza e sensibilità, e credo che l'Enpap possa dare un importante contributo nella direzione del cambiamento.
Anche per questo da oggi è aperta questa finestra informativa con l'obiettivo di dare strumenti concreti alla possibilità di un cambiamento.
Vogliamo costruire una piazza, un luogo comune a tutti noi iscritti, dove è possibile ascoltare ed essere ascoltati.
Un luogo dove agire il dialogo, quello fatto nel riconoscimento reciproco.













